giovedì 25 novembre 2010

Miracolo a Milano

PERISCOPIO SOCIALISTA 

La vittoria di Pisapia a Milano, che è stata una vittoria della politica contro l'antipolitica, contro quella di destra ma anche contro quella di sinistra, ha rimescolato gli elettorati e le stesse militanze: iscritti al PD e al PSI non hanno seguito, in tutta evidenza, gli orientamenti dei loro segretari. Ma queste sono le primarie, baby.

di Felice Besostri
Come si è doviziosamente appreso dai giornali, Milano democratica e progressista ha scelto Giuliano Pisapia quale sfidante della Moratti, lui nominato alle primarie, lei unta dal Capo in tele-collegamento a una manifestazione nel chiuso di un teatro. Già il metodo di scelta costituisce una bella differenza: da un lato decine di migliaia di cittadini che hanno sfidato il maltempo, dall’altro un’investitura di tipo feudale. Nel campo progressista c’erano quattro candidature misuratesi con i cittadini elettori, nell’altro i dissensi e i malumori risolti in via autoritaria dal padre-padrone.

    Se Milano avesse ritrovato l’orgoglio delle sue radici riformiste dovrebbe bastare il metodo di investitura, oltre che una decina d’anni di malgoverno cittadino, per far girare pagina alle prossime elezioni municipali. I numeri ci sono e il successo di Pisapia anche nelle circoscrizioni 1, 3 e 6 (zone di borghesia media e medio-alta), dimostra che si può ancora incidere su un elettorato perduto a sinistra da parecchi anni anni. Si può ricreare quella saldatura tra elettorato popolare e ceti medi, che prima del fascismo e poi ancora nel secondo dopoguerra avevano assicurato buone, solide amministrazioni a guida socialista e basate sull’asse PSI-PCI.

    Pisapia si è candidato anticipando le mosse dei partiti. Non è il solito personaggio di una “società civile” che ritiene di stare “fuori” dalla quando non addirittura “al di sopra” della politica. Si era già speso, candidandosi da indipendente in Rifondazione Comunista alla Camera dei deputati. Una storia chiaramente “di sinistra”, dunque, ma con tratti differenti da quelli comuni a una certa sinistra.

    Da avvocato e da presidente della Commissione giustizia a Montecitorio Pisapia è sempre stato un convinto garantista, che non vuol dir altro se non fedeltà ai principi della nostra Costituzione.

    Da candidato alle primarie ha dichiarato fin da principio che i suoi modelli erano le amministrazioni a guida socialista di Milano, indicando nomi e cognomi: da Antonio Greppi ad Aldo Aniasi fino a Carlo Tognoli. In Europa ha indicato come punti di riferimento le municipalità di Berlino, Parigi e Barcellona, anche queste a guida socialista. Si tratta di chiare indicazioni politico-programmatiche riaffermate, del resto, più volte a partire da un’intervista al quotidiano il manifesto oltre che al convegno del Gruppo di Volpedo.

    Una rivoluzione copernicana, per Milano, se pensiamo che vent’anni fa il candidato di centrosinistra alla carica si era distinto per avere guidato dei manifestanti sotto la sede del PSI al tempo di tangentopoli, in un accesso (troppo facile) populismo forcaiolo. E fu così che una fetta importante di elettorato socialista, composto in grandissima parte da persone perbene è stata regalata al centro-destra o confinata nell’astensione.

    SEL e la Federazione della Sinistra hanno appoggiato fin da subito la candidatura di Pisapia, ma senza metterci sopra il cappello di un’esclusività. La manifestazione di sostegno con Vendola e Gad Lerner è stata bella e partecipata, ma al successo di Pisapia hanno contribuito le migliaia di contatti di base ed il lavorio dei comitati di sostegno, tra cui quello dei “Socialisti e libertari per Pisapia”, nato da un appello di persone perbene, intellettuali, professionisti e amministratori o dirigenti di partito, distintisi per avere contribuito all’immagine socialista di Milano.

    Milano è sempre stato un laboratorio politico, che ha preceduto scelte nazionali, questa regola vale nel bene come nel male, dagli esordi del socialismo riformista di Filippo Turati alla nascita del fascismo fino alla sua sconfitta il 25 aprile del 1945, e nel secondo dopoguerra dal buongoverno cittadino all’estremismo di piazza e alla strategia della tensione, e poi ancora dal politicismo di Craxi all’antipolitica di Berlusconi.

    Con la vittoria di Pisapia è nata nei fatti a Milano una nuova sinistra, non confinata nell’antagonismo, ma portatrice di un progetto di governo e di una alternativa cedibile alla destra. Tra i suoi sostenitori ci sono tutte le anime di quella che Edgar Morin ha definito ma gauche (“la mia sinistra”), fatta di socialisti, comunisti, ambientalisti e libertari, e che dovrebbe diventare, speriamolo, la nostra.

    Questa vittoria ha rimescolato gli elettorati di sinistra e le stesse militanze, iscritti al PD e al PSI non hanno seguito, in tutta evidenza, gli orientamenti dei loro segretari.

    Ora inizia un percorso di consolidamento delle alleanze, di definizione programmatica e di scelte politiche, tra cui la formazione di una lista comune alle forze che hanno sostenuto Pisapia alle primarie. Se non si vuol confinare a Milano il significato del processo innestato dalla candidatura alle primarie, non dovrà esserci una “Lista Pisapia” (sulla falsariga della “Lista Penati” delle regionali). No, se la personalità del candidato è un elemento importante, il personalismo rappresenta tuttavia una delle degenerazioni antipolitiche imposteci dal berlusconismo, da evitare anche se di sinistra. 

martedì 16 novembre 2010

Ora Alternativa

PERISCOPIO LAICO 

Una vittoria delle associazioni laiche torinesi

Dopo un anno di battaglie volte a ribadire l'obbligatorietà dell'attivazione dell'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole e la possibilità del relativo utilizzo dei fondi appositamente stanziati, le Associazioni Laiche Torinesi hanno finalmente ottenuto (dopo aver dovuto per tale scopo effettuare un esposto al difensore civico della Regione Piemonte) che il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, dott. Antonio De Sanctis, ottemperasse ai doveri del proprio ufficio, informando adeguatamente tutte le scuole del Piemonte, di ogni ordine e grado, in merito alle modalità di attivazione dell'ora alternativa e di accesso ai fondi ad essa destinati.

    D'ora in avanti, nessuno potrà più affermare di non conoscere la normativa in materia e di non disporre di fondi per l'ora alternativa.

Ogni mancata attivazione di questa non potrà pertanto che configurarsi per ciò che essa è, ovvero una aperta VIOLAZIONE delle LEGGI DELLA REPUBBLICA e DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI E DELLE FAMIGLIE, che può e deve essere sanzionata per legge.

    -->·       Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni,
    -->·       Comitato Torinese per la Laicità della Scuola,
    -->·       Associazione “31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani”,
    -->·       CIDI Centro Iniziativa Democratica Insegnanti,
    -->·       CGD Coordinamento Genitori Democratici,
    -->·       FLC-CGIL Torino,
    -->·       COOGEN Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie,
    -->·       UB Scuola,
    -->·       FNISM Federazione Nazionale Insegnanti,
    -->·       Gruppo di Studi Ebraici,
    -->·       UIL Scuola

Vai alla circolare del Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte:
http://www.torinolaica.it/templates/siteground-j15-25/documentiPDF/usr-piemonte_circ_11378_2010.pdf

Vai al sito della Consulta per leggere tutti gli antefatti della vicenda:
http://www.torinolaica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1148:ora-alternativa-allinsegnamento-della-religione-cattolica-a-scuola&catid=37&Itemid=63      

mercoledì 10 novembre 2010

Quasi la metà non vota


PERISCOPIO SOCIALISTA 


Prendendo le mosse da un recente sondaggio Ipsos apparso su Il Sole-24 Ore

di Felice Besostri

Il «nuovo centro» raddoppia. Questo, a mio avviso, il dato politico più forte che emerge dal sondaggio Ipsos per Il Sole 24 Ore effettuato tra il 10 e il 28 ottobre: confrontando le dichiarazioni di voto tra lo scenario attuale e quello con la formazione di una coalizione del grande centro (Udc, Api di Rutelli, Mpa di Lombardo e nuovo partito di Fini) si nota un balzo dovuto proprio all'appeal di questa area politica: se i quattro partiti da soli raggiungono complessivamente il 12,6% (5,1% Futuro e libertà a fronte del 6% dell'Udc), uniti in una coalizione arriverebbero al 21,1% (7,5% Fli a fronte del 9,5% dell'Udc).

    I dati sono interessanti ma non confortanti. L'aumento dell'astensione è dovuto probabilmente ad un aumento dell'astensionismo di destra, avendo SEL recuperato una parte dell'astensionismo di sinistra, ma solo una parte, col 6%, rispetto al 3,1 di Sinistra e Libertà delle Europee, cioè a parità con UDC. Tuttavia la situazione a sinistra è sconfortante, la popolarità di Vendola data al 44% di opinioni favorevoli si trasferisce in minima parte al suo partito. Non dimentichiamoci che Rifondazione aveva raggiunto picchi del 7%. Ora insieme al PdCI è attestata al 2,4%. I socialisti PSI, continuando l'oscuramento mediatico, non sono neppure rilevati.

    Una breve considerazione sul centro. Fini se vuol essere utile resti a destra, un suo spostamento deciso al centro toglierebbe dall'imbarazzo una quota di elettori della Destra indecisi, facendoli rifluire sul Polo. Non bisogna dimenticare che molti de9i supporter di Fini sono dei nostalgici di AN, che non hanno digerito la scomparsa del loro Partito. Con Fini al centro diminuiscono le possibilità di un'intesa centro-centro sinistra.

    Per tornare a noi, gente di sinistra: i problemi di fondo restano intatti e drammatici. Non si vede all'orizzonte una forza politica somigliante, sia pur vagamente, a un Partito socialista democratico Europeo e neppure alla LINKE tedesca, che comprende una componente socialdemocratica consistente, riconosciuta ed accettata, quella già guidata da Oskar Lafontaine. Tale componente ha, anzi, la pretesa di essere la rappresentante dei veri socialdemocratici quelli fedeli al Programma di Bad Godesberg! Non a quelli di Gotha o Erfurt (Bad Godesberg assunto a simbolo da certa sinistra del tradimento socialdemocratico...).

    La situazione può mutare soltanto con una grande offensiva politica ed ideologica, nonché programmatica, dei socialisti. Tuttavia ciò richiede una netta collocazione a sinistra dei socialisti: mi parie che il PSI veleggi verso altri lidi, più interessato ad essere l'interlocutore di Marchionne, che un missionario nella sinistra italiana. L'offensiva socialista italiana avrebbe bisogno di un forte impegno del PSE e dei partiti membri: parliamoci chiaro di questo appoggio alla creazione anche in Italia di un partito socialdemocratico non vi è traccia.

    Il PSE preferisce coltivare rapporti ambigui con il PD, nella speranza che cambi idea. Se mostrasse decisione su un progetto socialista democratico per l'Italia che faccia perno sul PSI ma si rivolga anche a SEL probabilmente aiuterebbe il PD a cambiare atteggiamento.

    I governi tecnici in senso proprio non esistono. La stessa ipotesi di un governo per fare la riforma elettorale non corrisponde all'interesse del Paese che ha bisogno di un'iniziativa forte per uscire dalla crisi (economica, ma anche sociale e morale) in cui versa. Un governo elettorale non è credibile per la semplice ragione che non c'è un progetto definito, almeno a grandi linee, tra le forze di opposizione e neppure all'interno del PD. Non c'è neppure un'intesa sui due unici modelli possibili in un sistema politico italiano: modello tedesco proporzionale con soglia di sbarramento e francese, maggioritario a doppio turno con ballottaggio eventuale e con soglia per triangolari.

Picture (Metafile)

Vai al servizio sul Sole 24 Ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-11-02/sondaggio-ipsossole-24ore-nuovo-225510.shtml?uuid=AYsh1cgC  

martedì 2 novembre 2010

Reportage dal Congresso di fondazione di SEL

PERISCOPIO SOCIALISTA 

di Felice Besostri

Il Congresso di SEL di Firenze è andato, a mio avviso, meglio di quanto lasciasse presagire il documento congressuale Manifesto per SEL e la differenza sta tutta nella relazione introduttiva di Vendola e nelle sue conclusione e negli interventi dei delegati sia quelli dal palco che quelli espressi con centinaia di sms pubblicati su un grande schermo. Il legame di Vendola con la platea congressuale è politico, ma anche fisico ed emotivo, lo si chiami leadership all'inglese o charisma con parola greca.

    Questo permette a Vendola di essere più avanti della media del gruppo dirigente, quello del Manifesto e dei delegati e ciò grazie alla sua insostituibilità, non soltanto perché è l'unico mediaticamente spendibile, ma perché incarna una speranza di riscatto dalle delusioni e sconfitte degli ultimi anni: l'Italia è l'unico paese d'Europa nel quale la sinistra, di tutte le sorti, non è rappresentata in Parlamento.

    Vendola, per pudore cercherò di evitare di chiamarlo Nichi, è conscio del pericolo costituito dai fans (uomini o donne, o meglio compagni o compagne, che siano) e come antidoto ha ricordato e si è ricordato “che è un ragazzo di Terlizzi”. Nella loro saggezza gli antichi romani quando celebravano un trionfo mettevano alle spalle di un generale uno schiavo che ripeteva "Ricordati che devi morire! Ricordati che sei un uomo! Guardati attorno! Ricordati che sei solo un uomo!").

    Vendola si è dato un'immagine da statista, cioè di chi sa che deve dare indicazioni al suo popolo e non semplicemente seguirne gli umori e le pulsioni. La sua posizione sul conflitto israelo-palestinese è netta e molto lontana dall'unilateralismo del Manifesto congressuale, quanto pone l'accento con la stessa intensità sul diritto alla sicurezza d'Israele al diritto dei palestinesi a una patria, come ha condannato i fischi a CISL e UIL e quelli, più isolati invero, al Segretario del PSI Nencini. Nel primo caso manifestando una necessità di confronto, mentre nel secondo ha parlato esplicitamente del Socialismo come punto di riferimento anche per il futuro. Per la verità la rottura dell'etica congressuale nei confronti degli ospiti è stata inaugurata proprio dal PSI con i fischi a Berlinguer al congresso di Verona del 1984.

    Altrettanto significativi i silenzi non dico Cuba, ma su Chavez, che in altri tempi sarebbe stato invece un classico di un congresso della sinistra radicale. E del resto, al congresso del PSI di Perugia erano presenti gli ambasciatori cubano e venezuelano, mentre a quello di SEL a Firenze si notava un osservatore dell'ambasciata USA.

    Altri punti di spessore per un dialogo a sinistra, che superi le divisioni del XX secolo di socialisti e comunisti sono stati sia il giudizio netto di condanna dello stalinismo e della negazione delle libertà individuali sia l'enfasi sul valore della libertà, che include però (i liberali lo dimenticano) anche la libertà dal bisogno.

    Ai rapporti con il socialismo europeo un accenno fugace, ma è pur sempre di più che alla GUE. Specialmente nella replica Vendola ha dedicato una parte importante e convincente ai rapporti con il mondo cattolico, da credente, e con la storia della DC, un partito laico, e con un suo leader come Aldo Moro.

    Nella narrazione vendoliana non è mai entrato un socialista, neppure l'icona Pertini o Nenni, nemmeno come Ministro degli esteri, e neanche Basso, che pure sarebbe un riferimento obbligato per chi ama e cita Rosa Luxemburg, ma persino Lombardi è rimasto assente, benché Vendola abbia  fatto riferimento alla formula lombardiana di una “società diversamente ricca”.

    D'altra parte la sua è una storia pugliese, ma troppo giovane per Di Vagno, e di comunista, per cui la lettura di Gramsci è un passaggio obbligato della saggistica politica. Non è una critica perché, per dire, non è che siano molti tra i socialisti quelli che hanno appreso L'Umanesimo di Marx attraverso la lettura di Mondolfo.

    I limiti tuttora presenti nel discorso di SEL, evidenziati nella lettera aperta al suo Congresso del Gruppo di Volpedo, appaiono a una prima lettura superabili e, forse, sarebbero già superati se il progetto originario di Sinistra e Libertà fosse uscito dalla semplice alleanza elettorale per le europee. Un PSI forte e fiero delle sue ragioni di rappresentante del Socialismo europeo avrebbe potuto giocare un ruolo nella ricerca difficile, faticosa e contraddittoria, ma necessaria di una nuova sinistra italiana, se avesse voluto partecipare alla partita.

    Uno degli sms pubblicati, e non era l'unico, diceva “facciamo insieme un passo avanti: SOCIALISMO ECOLOGIA LIBERTA'”.

    Su questo punto Vendola è stato chiaro, sottolineando nella replica il concetto secondo cui la parola “Sinistra” non basta a definire i nuovi compiti e le nuove mete.

    Qui Vendola va preso in parola, così come nel punto in cui assegna al SEL il compito di fare da apripista a una sinistra più ampia e plurale, che abbia come obiettivo: governare l'Italia, per salvarla, in un rapporto stretto ma rispettoso della sua autonomia con il movimento sindacale.

    Gli interventi di Epifani e Landini sono stati tra i più applauditi come pure il passaggio di Vendola sulla necessità di un sindacato unitario: sarebbe un segno di normalità, da schema classico di rapporti tra partito socialdemocratico e Centrale Unica Sindacale. 

    Altro fatto importante è che il futuro è una storia da scrivere senza la violenza “levatrice della storia”, altra rottura ideologica con il leninismo. 

    La sinistra deve fare un ulteriore passo avanti e passare dalla denuncia alla proposta, cioè indicare come uscire dalla crisi con proposte credibili e concrete: le responsabilità della finanza sregolata sono ormai chiare a tutti, ma non basta porre al centro la parola “lavoro”, se non si indica come può essere finanziato un recupero salariale compresso da oltre un decennio da profitti e rendite. Occorre chiarire dove si trovano le risorse per scuola, ricerca e cultura. Oppure bisogna porre la questione del reddito di cittadinanza.

    Passare dalla poesia alla prosa non sarà semplice, né facile, ma la voglia di fare manifestatasi in queste giornate fiorentine sembra avviare bene l'impresa.