mercoledì 8 giugno 2011

Espiazione a Milano

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PERISCOPIO SOCIALISTA 

 

di Felice Besostri

 

"Espiazione socialista", così si intitolava un bel libro del compagno Guido Mazzali che mi torna in mente in questi giorni. Non aveva nulla a che vedere con i fatti successivi al 1992, anche se è proprio in rapporto a quelli che, dopo la vittoria di Pisapia, sentiamo compiersi l'espiazione e allentarsi la damnatio memoriae dei socialisti a Milano.

    Damnatio memoriae: una punizione dell'antica Roma che consisteva nella cancellazione di ogni ricordo. Questo c'è stato, e anche execratio, quasi che i socialisti dovessero vedersi associati per l'eternità alle malefatte di alcuni fra loro e non certo di tutti.

    Non che i socialisti stessi non abbiano dato il loro contributo, alcuni passando reattivamente nell'area del centro-destra, altri coltivando risentimenti verso tutto e tutti, eterne vittime di oscuri complotti e mai anche spettatori, quanto meno spettatori, negli avvenimenti che travolsero il Psi.

    In un modo o nell'altro, i socialisti di allora non seppero evitare che si spezzasse il legame con una città pur diventata grande anche grazie al PSI; non solo grazie a Turati e Kuliscioff, ma anche a Moise', Loria, Caldara e Filippetti o, dopo la seconda guerra mondiale, grazie a Greppi, Aniasi e Tognoli, senza dimenticare il filone socialdemocratico dei Ferrari e dei Cassinis.

    Né si può dimenticare l'esperienza del Club Turati, perché uno dei protagonisti dell'incontro tra socialisti e cattolici che in esso ebbe luogo, Piero Bassetti, è tornato oggi perentoriamente alla ribalta, a fianco di Pisapia, dando vita a quel raccordo con la Milano delle professioni, dell'intellettualità e dell'impreditoria, che è stata una delle componenti del successo di questi giorni.

    Di fronte alla candidatura di Giuliano Pisapia molti, troppi (e tra loro purtroppo anche alcuni socialisti) hanno inizialmente creduto di poter usare formule liquidatorie come se vi si esprimesse non un melting pot tra esigenze popolari e innovazione sociale, ma solo una sinistra estremista e velleitaria. Eppure proprio Milano sotto l'impulso del socialismo riformista nel tornante tra il XIX e il XX secolo era stata capace di realizzare quel melting pot tra esigenze popolari ("i poveri non possono aspettare") e progetti di innovazione sociale e sviluppo economico. Critica Sociale ha ricordato come nel 1906 l'Expo a Milano, che rischiava (come quella del 2015) di fallire a causa dell'incapacità della destra, fu salvata da una sottoscrizione popolare promossa da Turati.

    Così, una nuova prospettiva politica, paragonabile a quella di cui i socialisti furono protagonisti, prima del fascismo e nel secondo dopoguerra, non poteva che fondarsi sullo spirito delle origini. Nel 1892 il nascente partito seppe interpellare tutta la sinistra, compresa quella ideologicamente più lontana.

    Operazioni di questo respiro presuppongono il superamento di quel reducismo formatosi dopo il 1993, quando i socialisti milanesi invece di ricominciare a progettare la loro città rimasero in attesa delle autocritiche altrui, tutte da cassare con estrema severità e nessuna indulgenza.

    C'è un tempo per ogni cosa c'è un tempo per l'identità e un tempo per la collaborazione con i nuovi filoni emergenti dalla società, come il femminismo, l'ambientalismo e il pacifismo, tutt'altro estranei per altro alla storia del PSI.

    Soltanto i circoli del Gruppo di Volpedo hanno sostenuto Giuliano Pisapia fin dall'inizio, cogliendo l'occasione offerta loro da una candidatura le cui linee guida furono esposte nel paese natale di Pellizza, in un luogo simbolicamente socialista come la piazza Quarto Stato.

    Dopo la vittoria conseguita alle primarie sul candidato del PD l'appoggio a Pisapia è stato espresso con l'endorsment del PSI e l'adesione di qualificati esponenti socialisti al "Comitato per il 51" promosso da Piero Bassetti, con la regia del socialista senza tessere Stefano Rolando.

    I problemi della presenza socialista – nel dibattito programmatico e nelle conseguenti scelte politiche da compiere, come pure nell'assetto gestionale – non sono risolti. Ma c'è un nuovo clima.

    La rivalutazione delle esperienze amministrative a guida socialista è evidente. La storia politica di Milano è costellata di giunte di sinistra, anticipatrici di una stagione che… poi non c'è mai stata. Esattamente di questa mancanza la sinistra italiana tuttora soffre.

 
P.S.: Quasi tutti i giornali hanno intitolato: "Milano, vince Pisapia", "Napoli, trionfa De Magistris". Infatti chi prende il 55% ha 10 punti percentuali meno di chi conquista il 65%. Questi confronti mi fanno venire in mente una battuta del sempre brillante, ma da troppo tempo sprecato, Giuliano Amato: "Se siamo in tre in una stanza e uno se ne esce, fa più effetto dire che se ne è andato il 33,33%". La percentuale dei voti senza conoscere quella dei votanti significa poco, infatti il 55% di Pisapia corrisponde a 376.000 voti e il 65% di De Magistris a 274.000. Nelle prossime elezioni politiche (nel 2012?) ai fini dei rapporti di forza si conteranno i voti e non le percentuali. Milano e Napoli hanno un legame speciale, diretto, non mediato da Roma, ce lo ricorda una strofa della "O mia bela Madunina". Con le loro scelte amministrative i milanesi e i napoletani hanno liberato le loro città e hanno unito l'Italia: fossero tutte così virtuose le competizioni tra due modelli di alleanze politiche!

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