giovedì 12 novembre 2009

CROCIFISSIONE DEL BUONSENSO

Periscopio socialista 

Sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo se ne sono sentite di cotte e di crude, purtroppo anche da settori dell'opposizione.

di Felice Besostri 

Sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo se ne sono sentite - e lette- di cotte e di crude: purtroppo anche da settori dell'opposizione. Si capisce che i partiti di governo si appiattiscano sule gerarchie cattoliche, ma il PD non dovrebbe.

    Le sentenze si commentano e, se del caso, si criticano, per le argomentazioni poste a suffragio della decisione: da alcuni commenti si può dubitare che la decisione sia stata letta nella sua integrità.

    Persino il Corriere della Sera ha pubblicato un fondo del prof. Lepri, che attacca la decisione emessa da 47 giudici, cioè dal Plenum della Corte, quando è stata emessa da una Camera della Corte, cioè da un collegio ristretto. Per questa ragione la decisione non è definitiva, perché si può ricorrere alla Gran Camera, come il Governo italiano ha deciso di fare.

    I giudici di Strasburgo non dovevano dare un giudizio sulle tradizioni del popolo italiano e del loro nesso, pur essendo in popolo di peccatori, a cominciare dai vertici istituzionali nazionali e regionali, con il cristianesimo e, quindi con il crocifisso. I giudici avevano un compito più limitato, cioè stabilire se l'esposizione del crocifisso in un'aula di una scuola pubblica fosse o meno rispettosa della Convenzione europea dei Diritti e Libertà fondamentali. La Convenzione è stata adottata dal Consiglio d'Europa e ratificata con legge della Repubblica Italiana e quindi è vincolante per tutti, Pubbliche Autorità e cittadini. Già si tratta di intendersi tra i critici della sentenza, perché per alcuni (Gelmini in testa) è un simbolo dei valori e delle tradizioni del popolo italiano, mentre per la Chiesa Cattolica il crocifisso è un simbolo universale dell'umanità sofferente: simbolo nazionale o universale? Non è la stessa cosa.

    Tra le corbellerie si è letto che per coerenza un cattolico dovrebbe far rimuovere la statua della dea pagana Athena, che sorge davanti ad un'Università romana ovvero che si dovrebbe far togliere la croce dalle bandiere nazionali di molti stati, tra cui la Finlandia (croce azzurra in campo bianco), patria di origine della, ora italianissima, ricorrente, madre di due studenti. Prima di giungere a Strasburgo aveva chiesto, invano, che fosse tolto il crocifisso dalle aule frequentate dai propri figli.

    Questo era l'oggetto del giudizio, non quello di rimuovere i crocifissi da tutte le scuole ovvero la rimozione dei crocefissi agli incroci o le Vie Crucis dai nostri Sacri Monti.

    Si può accedere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, soltanto dopo aver esaurito i rimedi giurisdizionali nazionali. Questo, semmai, è lo scandalo, aver costretto una cittadina ad andare a Strasburgo, perché nessun giudice italiano ha avuto il coraggio di applicare in Italia la Costituzione italiana. Il crocifisso od il solo Cristo esposto in pubblico non viola il principio di laicità, ma la sua esposizione nelle aule di giustizia e scolastiche pubbliche sì.

    Il buon senso doveva essere esercitato dalle autorità scolastiche di fronte ad una richiesta motivata ed individuale. Si è preferito reagire con arroganza e in nome del principio della maggioranza, che no si applica al godimento dei diritti individuali. La libertà, come ci ricordava Rosa Luxemburg, è sempre quella di chi la pensa diversamente, ma Lei era ebrea e rivoluzionaria e non una cristiana conservatrice.     

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